Tassazione Forex: Come si pagano le tasse nel Forex

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Per una questione delicata come quella della tassazione, l’invito che vogliamo rivolgervi è quello di contattare un professionista iscritto all’albo dei commercialisti, per avere una consulenza su questo tema, ma nel frattempo possiamo darvi un quadro generale su come vanno dichiarati all’erario, i profitti provenienti dal Forex.

In questo mercato, come abbiamo imparato, si acquistano e vendono valute, ma questa definizione potrebbe essere fuorviante. Si pensi, ad esempio, a operazioni commerciali all’estero, come l’acquisto di un’immobile negli Stati Uniti; per concludere la compravendita si avrà bisogno di dollari, quindi anche in questo caso stiamo acquistando una valuta. A fare chiarezza ci ha pensato il Decreto legislativo 141 del 2010, che ha modificato l’articolo 1, comma 4 del Testo unico della Finanza, inserendo nella definizione di CFD, i contratti di acquisto e di vendita di valuta estera, senza finalità commerciale e regolati per differenza.

Quindi, le operazioni che si compiono nel Forex, che hanno un unico scopo, quello di fare un profitto sulla performance della moneta, sono inclusi in questa fattispecie giuridica.

Imposta sostitutiva attualmente al 26%

Dal punto di vista fiscale, i profitti realizzati con le operazioni sul Forex sono soggetti ad un’aliquota fissa, pari al 26%, a prescindere dal volume di profitti generati. In precedenza la tassazione era del 12%, poi nel corso degli anni, vari provvedimenti volti a sanare il bilancio statale, l’ultimo dei quali è il decreto n° 66 del 24 aprile 2014, hanno portato l’aliquota al 26%. Operando nel Forex possiamo avere dei guadagni (plusvalenze), ma sfortunatamente anche delle perdite (minusvalenze), la buona notizia che quest’ultime possono essere portate in detrazione e compensare le plusvalenze, fino a un massimo di quattro anni.

A questo punto che abbiamo un quadro generale sul sistema fiscale nel Forex, possiamo procedere a valutare le due strade che ha il trader per versare quanto dovuto al fisco.

Regime fiscale amministrato

Il trader che sceglie il regime amministrato, non dovrà preoccuparsi di dichiarare al fisco i guadagni ottenuti con la sua operatività; sarà compito del broker, calcolare giorno per giorno, la differenza tra plusvalenze e minusvalenze, e versare al fisco il 26% del risultato ottenuto.

Il regime amministrato ha due grossi vantaggi : libera il trader da questa preoccupazione e per questa attività viene escluso dal controllo documentale.

Di contro abbiamo due svantaggi considerevoli : in primo luogo, si disporrà sul proprio conto di un capitale minore rispetto al regime dichiarativo e nel caso si cambi broker, non sarà possibile recuperare le minusvalenze precedenti per le future compensazioni.

Regime fiscale dichiarativo

Il trader che decide di procedere in maniere autonoma, opta per il regime dichiarativo, procedendo alla compilazione del quadro RT del modello UNICO. Nel rigo 41 si dovrà indicare il totale delle plusvalenze, mentre le eventuali minusvalenze, anche in riferimento agli anni passati, andranno inserite nel rigo 45. Nel rigo 47 si dovrà compilare l’importo esatto da versare all’erario, vale a dire il risultato dell’aliquota del 26% applicata alla differenza tra plusvalenze e minusvalenze.

dichiarazione dei redditi modello unico

Il pagamento verrà effettuato attraverso il modulo F24, entro la scadenza fiscale del 16 giugno.

Nel caso si operi con un broker che utilizza un conto all’estero e si effettui un deposito superiore ai 10.000 €, ai fini della tracciabilità, si dovrà compilare anche il quadro RW del modello UNICO.

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